Gli gnomi di Genepio

Lo gnomo Barenton, un amico fuori del tempo

Pubblicazione: 30/01/2025

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Conobbi gli gnomi di Genepio qualche anno fa, in un piccolo paese di montagna in Valle d’Aosta. La mia amica Simona mi raccontò di aver scoperto una persona speciale: Roberta Bianchetti. Roberta crea gnomi di montagna, adoperando quello che il bosco le regala per costruirne lo scheletro, e poi li imbottisce e li veste, solo con materiali naturali. Mentre li costruisce li pensa intensamente, e così nasce la loro storia. Forse presi la notizia sotto gamba finché non incontrai il mio primo gnomo di Genepio. Non un fermaporta, non un aiutante di babbo Natale, ma un personaggio di montagna così intenso da essere indimenticabile. Di lì nacque un innamoramento reale, e io divenni amica di Roberta, di suo marito e delle sue figlie. Poi dei suoi gnomi e delle loro storie sagge.

In estate cucinammo insieme (la cosa che preferisco) un picnic di piatti gnomici, per la gente alta di cui faccio parte. E infine Barenton si trasferì a casa mia.

Rovus, lo gnomo giornalista

Appena visti gli gnomi saggi di Roberta seppi che erano portatori di doni speciali, e che essi stessi potevano essere un regalo speciale. Il compleanno di mia sorella era alle porte e mi azzardi a chiedere a Roberta se avrebbe potuto creare per me uno gnomo personalizzato, che sapesse trasmettere, senza parole, tutto quello che avevo nel cuore. Lei mi rispose che aveva bisogno di sapere il più possibile della persona che doveva riceverlo e ospitarlo. Non pettegolezzi, ma note sostanziali: attitudini, debolezze, amori e sofferenze. Io raccontai, con la massima discrezione, ovviamente, dal mio punto di vista. E chiesi che fosse vestito di arancio e bordeaux.

Rovus gnomo di Genepio mountain gnomes
Rovus

Così nacque Rovus, gnomo silvano primaverile, sempre con la penna in mano, e impegnato in imprese ardite, ma ben protetto, sotto un roveto a forma di arco, dove formulare i suoi migliori pensieri e prendere appunti sul suo grosso quaderno.

Ora bisogna sapere che gli gnomi consideravano gli archi di rovo non solo di buon presagio ma addirittura fonti di rimedi curativi, sia che essi nascessero dai suoi frutti sia dalle creature che vi erano nate o cresciute accanto.

Rovus era appunto una di queste creature, strabilianti per un certo senso ma indecifrabili all’occhio di una ferrea razionalità che non lasciasse alcuno spazio alle tenerezze e alle profondità dei moti nascosti dello spirito.

Non ho mai saputo se Rovus, una volta arrivato a casa di mia sorella nella sua scatola di legno, sia stato capace di parlarle all’orecchio, ma è uno di più bei regali che io le abbia mai fatto.

Ciò detto, credo che oggi, alla luce di tutto quello che ho capito degli gnomi di Roberta, non chiederei più uno gnomo su misura, ma ne regalerei piuttosto uno con la giusta personalità .

Sai cosa mangiano gl gnomi? Il picnic

Locandina del picnic con gli gnomi a cura di Silvia Tavella. Giardino della casa alpina di Ollomont 12 agosto 2022

Sai cosa mangiano gli gnomi e cosa cucinano? Capisco che tu non lo sappia, e neanche io lo sapevo prima del 12 Agosto 2022, giorno in cui ho organizzato un picnic con gli gnomi nel giardino della Casa Alpina di Ollomont, in collaborazione con Roberta Bianchetti, Simona Oliveti ma, soprattutto con gli gnomi, che se ne stavano esposti nella vecchia cucina della casa, per dar vita alla prima sorprendente mostra degli Gnomi di Genepio: il cuore saggio della montagna. La vecchia cucina dalle piastrelle bianche e blu mi era piaciuta subito; l’avevo vista  in azione molti anni prima, quando la cuoca vi preparava i pasti per la Casa Alpina dei Padri Barnabiti, che ospitava in estate molte famiglie. Tra le tante quella di mio marito, che tra le mura di quella grande casa è stato bambino, è diventato un ragazzo appassionato di montagna e poi un giovane uomo. Quando ci siamo conosciuti la Casa Alpina fu uno dei primi posti dove mi portò, e per questo mi ricordo anche il borbottare delle pentole, lo yogurt con lo zucchero e il burro di malga a colazione. La foresteria fu poi acquistata, qualche anno fa, da Simona Oliveti e Michele Rimassa che l’hanno trasformata in un luogo d’arte, e ne curano pian piano il restauro conservativo.

Casa alpina ad Ollomont in Valle d'Aosta , un luogo storico che oggi è diventata sede di mostre ed eventi culturali
la foresteria della Casa Alpina di Ollomont

Oggi la vecchia cucina tace, ma per gli gnomi è un rifugio perfetto. Proprio lì, tra il mormorio del tempo, di cui gli gnomi sono i custodi,  Roberta, Simona ed io decidemmo un menù gnomico, da servire alla gente alta il 12 agosto. Gli gnomi infatti condividono cibi e tradizioni culinarie alpine: formaggi, brossa, segale, castagne, pane e noci. Non mangiano carne, ma hanno un occhio di riguardo per le antiche coltivazioni locali che non hanno mai dimenticato, e per i prodotti della montagna.

Il menù del picnic

Tutte le ricette di questo picnic sono ormai parte del mio libro di cucina:

Barenton lo gnomo saggio che cucina con me

Barenton
Barenton

Barenton è arrivato a casa mia a Natale. Non lo aspettavo affatto, anche se, dai giorni del picnic, desideravo un amico gnomo con cui cucinare. Si sa che, per noi uomini, il tempo scorre in modo differente da come scorre per uno gnomo, e solo dopo aver letto la sua storia ho capito perché Barenton sia arrivato a casa mia, e ho saputo che non sarebbe rimasto per sempre. Il racconto della sua vita, della casa verde salvia e dei suoi amici, Rugus e Bocco, si chiama Il Pranzo di Barenton è ed è dedicato a me:

A Silvia,
perché bisogna davvero essere molto pazienti per
insegnare a cucinare ad uno gnomo.

Leggendola si capisce perché lui avesse piacere di imparare i trucchi e le ricette di una cuoca navigata.

Abbiamo deciso che sarebbe stato meglio per lui abitare in campagna; agli gnomi piacciono i luoghi densi di significato, quelli in cui si sono intrecciate vite e storie, e la casa rossa al limite del bosco è il luogo perfetto. Barenton se ne sta fermo sulla sua mensola in cucina, davanti ad un tavolino colmo di tutti gli ingredienti che potrebbero servirgli, e che conserva in due gusci di noce e in un piccolo paiolo da polenta. Dalla sua postazione mi osserva mentre cucino e mi muovo tra pentole e padelle, a volte mi fa compagnia mentre fotografo e scrivo. Ma io so che è tutta una finta. Quando entro in casa all’improvviso, senza aver acceso da remoto la stufa a pellet -segnale inequivocabile che stiamo per arrivare- scorgo piccoli indizi che mi permettono di capire che Barenton è sceso dalla mensola. Forse è uscito, è andato e tornato: una bacca rossa è rotolata lontano sul bancone della cucina, il muschio che gli serve per la zuppa non è uguale, è più fresco ed ha un colore differente, la torta di pannolenci era a destra nell’angolo, ed ora è spostata un po’ più al centro. Il mio amico esce di casa, gira per boschi in cerca di erbe, bacche, semi e muschio, e conversa con gli scoiattoli e con le lucertole. E va per funghi: questo l’ho visto con i miei occhi, anche se lui non se n’è accorto.

Barenton gnomi di genepio
Barenton e la mazza di tamburo

Come si fa per vedere uno gnomo?

Vedere uno gnomo è semplice, basta visitare il sito di Roberta Bianchetti o la sua pagina Instagram . Comprenderne l’essenza è più difficile. Le storie degli gnomi di Roberta hanno il potere di mostrare a chi legge la sua parte migliore, mettendolo in contatto con se stesso e con l’essenza della vita. Lo scorrere lento del tempo e il rispetto della natura, sono le armi che gli gnomi usano per sfrondare il superfluo, e andare, saggiamente, al centro delle cose, al loro cuore saggio. Si sa che le credenze antiche e le leggende (di cui Roberta è una vera esperta) hanno sempre un fondamento di verità, e su quello si innestano storie immaginarie e fantasiose che non sono mai completamente inventate. Il tutto è ambientato in montagna, nei posti più reconditi e sperduti delle Alpi, in Valle d’Aosta. Leggendole io riesco ad immaginare all’infinito, e non me ne vergogno. Altri come me lo hanno fatto e lo faranno ancora. Andrea Picchiantano, giovane documentarista dal cuore gentile, ha realizzato un bel documentario in cinque puntate, in collaborazione con Rai 3 Vd’A (canale 301 Tivùsat fuori Valled’Aosta). Racconta con garbo gli gnomi di Roberta Bianchetti dando loro una voce, perché possano condividere la loro origine e le loro storie. Non solo, lascia spazio anche a chi, come me o Gaetano Lo Presti, intellettuale eclettico, di queste creature ha intuito qualcosa, ed ha cercato di esprimerlo. Le valli, i fiumi, i monti i fiori della Valle d’Aosta fanno da sfondo e, talvolta, da protagonisti. Il documentario si chiama Genepio Gnomi in Vallée, e io consiglio di non perderlo. È possibile rivedere tutte le puntate sulla pagina Facebook di Andrea. Nell’ultima puntata, ambientata ad Ollomont, ci siamo tutti, Simona, Michele, Gaetano io e gli gnomi. E tanta musica.

Per rivedere la quinta puntata

Barenton alla casa Alpina di Ollomont
Barenton alla casa Alpina di Ollomont

 

 

 

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