Re Giocondo e i suoi crucci
Il Re Giocondo era un ragazzo allegro. Doveva esserlo per forza, era il re del carnevale. In fondo al cuore, però, nascondeva due dispiaceri che sembravano non risolversi mai. Il primo era il fatto di essere bruciato tutti gli anni: che fatica doversi riorganizzare ogni volta e restare fedeli a se stessi! Il secondo era un amore terribilmente infelice. Ne dava la colpa a sua nonna, che a suo dire lo aveva cresciuto convinto di essere il fidanzato della Monna Lisa, detta appunto la Gioconda. Questa relazione a distanza si era rivelata da subito un amore impossibile, perché Monna Lisa non considerava affatto il nostro Giocondo; al contrario, guardava sempre altrove con aria assorta. E se questo non fosse bastato, riteneva di essere sposata con un altro. Il Re Giocondo non riusciva a credere che la nonna lo avesse cresciuto in un malinteso. Ogni sera, alla chiusura del cantiere, telefonava a Parigi per provare a parlare con lei, ma la signora non rispondeva affatto, oppure talvolta – pettinandosi i lunghi capelli – sussurrava con un filo di voce: “Amo un altro”.
Tra il fuoco e la fidanzata, Giocondo non sapeva davvero dove sbattere la testa, e si consolava con una grande quantità di fritti di carnevale, che gli appesantivano il fegato e l’umore.
Per molto tempo gli altri personaggi del cantiere assistettero impotenti alla situazione. Non sapevano cosa fare. Un bel giorno, però, si decisero a cambiare le cose.
Re Giocondo vince la paura del fuoco
Noi umani pensiamo che i personaggi dei carri stiano sempre buoni e zitti, fermi immobili e senza vita, ma non è così. Quando i capannoni chiudono loro si animano, chiacchierano, festeggiano e si confrontano, per poi ritornare al loro posto appena fa giorno. Fu così che una notte il Drago Lillo – spaventoso d’aspetto ma d’animo gentile – ebbe un’idea. Decise di proporre agli altri, Giocondo compreso, di guardare una serie televisiva molto famosa.
“Perché non cominciamo Game of Thrones? – disse – È una storia avvincente e potremmo riunirci per vederla tutte le sere.”
Il buon drago sperava che Giocondo avrebbe compreso di non essere il solo a sfidare il fuoco e ad uscirne indenne: lo aveva fatto più volte anche Daenerys Targaryen, la splendida regina dei draghi ed eroina indiscussa della serie. Non aveva torto. Si ritrovarono tutti incollati allo schermo per seguire le intricate vicende della serie, gioirono e piansero aspettando che arrivasse l’inverno per un anno intero, con lupi, leoni e draghi. Giocondo era sempre in prima fila e una sera, drizzandosi la corona, chiese:
“Oh bel mi’ Lillo, quindi io ti potrei cavalcare?”
“Volendo sì Giocondo, ma non esageriamo coi prodigi. Un giretto solo quando fa buio, e scordati le fiamme che con quelle si fa dei danni”
Quella sera i due amici volarono insieme nel cielo pieno di stelle, e Giacinto comprese finalmente che non era poi così sfortunato. Si sentì invece un eroe che ogni anno sfidava le fiamme, per poi ricominciare a regnare. Lillo e i suoi amici avevano fatto centro: restava da sistemare solo l’amore.
Re Giocondo trova l’amore

I mesi passavano, e i foianesi lavoravano senza sosta ai personaggi di cartapesta dei nuovi carri, e finalmente una sera la bella ragazza che gli artigiani stavano costruendo prese vita. Era bruna e rubiconda, la bocca vermiglia e un’ espressione decisa. Prese la parola e disse:
“Ovvia bimbi, siamo a Foiano della Chiana qui? Allora tra di voi dovrebbe esserci un certo Giocondo. La mi’ nonna ne parlava sempre, era il nipote prediletto della sua amica, la Cesira.”
Re Giocondo, ormai sicuro di sé, fece un inchino levandosi la corona e rispose: “Giocondo sono io, e te chi tu sei, bella brunetta? E la tu’ nonna come si chiamava?”
“Sono Lisa, la Rotonda, nipote della Zinfarosa. Mi hanno chiamato Lisa in onore di una famosa tavola, che dipinse il Maestro Leonardo da Vinci molt’anni or sono. Ma io son ben diversa da lei, son rotondetta e bruna e nessuno mi comanda. Mia nonna con la tua l’erano amiche, ma quando la tua si fece vecchia perse l’udito quasi del tutto e capiva lucciole per lanterne.”
Giocondo non ci poteva credere: non era Lisa la Gioconda la ragazza di cui parlava la nonna, ma lei, Lisa la Rotonda. In quattro e quattr’otto buttò il passato alle spalle e, presala sottobraccio, le chiese:
“Te che tu fai nella vita? Io sono il Re del Carnevale di Foiano. Sembro un fantoccio, ma sono invece coraggioso, cavalco il drago nella notte e ogni anno sfido il fuoco. Sono io ad aprire il carnevale, sempre il primo in ogni sfilata, e sono io a chiuderlo con il mio funerale, tra le lanterne e le rime della rificolonata.”
“Invece io cucino, e sforno biscotti di carnevale, ma non biscotti qualunque, i miei sono speciali. So’ attenta alle materie prime io! Impasto i miei biscotti con la farina di farro biologica della mia amica La Turchina, zucchero ne metto poco e il burro lo cerco bono e lo profumo con arancia e limone. Pure le uova scelgo: ove di galline felici, che abbiano razzolato ben bene nell’aia. I miei biscotti li cuocio al calore della brace del forno e li decoro con colori vivaci, come fossero una festa. I segreti son due, Giacinto mio, le materie prime e la voglia di divertirsi: l’è carnevale del resto! Vedi?” E alzò lo strofinaccio che copriva il suo paniere. Giacinto rimase senza fiato, i biscotti della Lisa erano belli, colorati e profumavano di zucchero come lei.
“Prendine uno” disse la ragazza, e scelse un cuore rosso, legato da un nastro d’amore.
Insomma tutto è bene quel che finisce bene, e quest’anno a Foiano, le rime del funerale di Giocondo, saluteranno senza rimpianti la Gioconda per far posto alla Rotonda e ricorderanno a tutti che Re Giacinto non ha paura del fuoco, lui lo doma: è il Re del Carnevale di Foiano, ha scordato i fritti e la padella, ormai preferisce la brace perché profuma di zucchero e biscotti.




