Pesto alla genovese: ricetta tradizionale

La ricetta del pesto genovese

Pubblicazione: 22/04/2024

La ricetta del pesto genovese aspect ratio 1 1 Pesto alla genovese

Pesto alla genovese: la ricetta tradizionale è una sola. Non c’è la mia versione e poi un’altra, c’è un solo modo di prepararlo e pochissimi discorsi da fare. Basilico ligure (possibilmente di Prà), aglio, pinoli e olio buono. E una generosa manciata di formaggio, parmigiano e pecorino mescolati insieme.

Sugli ingredienti non si può discutere. Il pesto di basilico si prepara tradizionalmente a mortaio, ma in tutte le case, te lo assicuro, si utilizza anche il frullino.

Ci sono dei trucchi, semplici ma fondamentali, e io sono qui per raccontarli.

Dettagli della ricetta

Difficoltà:

Media

Costo:

Medio

Porzioni:

10

Tempo di preparazione:

10 minuti

Metodo di cottura:

  • Senza cottura

Stagionalità:

  • Primavera
  • Estate

Lista della spesa

Impossibile o quasi essere precisi con il peso, perché i mazzi di basilico non sono mai uguali.

  • Ingredienti

    • basilico ligure:

      400 g Cinque bouquet

    • pinoli italiani:

      100 g

    • olio extravergine ligure o comunque leggero:

      mezzo bicchiere circa

    • aglio:

      uno spicchio senz'anima

    • formaggio parmigiano o grana padano:

      60 g

    • pecorino sardo:

      40 g

    • sale :

      qb

Strumenti necessari

Il mortaio in marmo o in legno di ulivo si trova a Genova nelle botteghe storiche. Il mio mortaio è da 14 cm di diametro: è la misura giusta. Più lo userai e più sarà facile e il pesto verrà buono. Se cerchi invece un buon robot da cucina, il mio fido alleato è di Kenwood lo uso da tanti anni e funziona benissimo, anche per il pesto.

Consigli per gli acquisti

  • mortaio

  • Robot da cucina Kenwood pro

Andiamo a cucinare

  • 1. Come fare il pesto con il frullatore

    Prima di tutto bisogna pulire bene il basilico eliminando tutti i gambi.  Lavalo e asciugalo con cura usando la centrifuga da insalata. Nel bicchiere alto del frullino (il mio è in vetro) metti un po’ di basilico, l’olio (non tutto), l’aglio privato dell’anima e metà dei pinoli. Frulla velocemente, aggiungendo via via le foglie di basilico, gli ultimi pinoli e ancora olio. È importantissimo fare presto e impedire che il frullino (e il pesto di conseguenza) si scaldi.

    A questo punto dovresti avere una crema abbastanza spessa e profumata, senza sale e senza formaggio. Trasferiscila in una ciotola (grilletto, a Genova) abbastanza capace e aggiungi il formaggio grattugiato. Assaggia e aggiusta il sale: sei pronto per condire la pasta o per conservare il pesto in un barattolo, coprendo completamente la superficie di olio per impedire all’aria di annerirlo e rovinarlo.

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  • 2. Pesto a mortaio

    Comincia col mettere l’aglio, poi i pinoli e usando il pestello con un certo vigore riducili in crema.

    Aggiungi le foglie di basilico poche alle volta, e premi con il pestello contro le pareti di marmo del mortaio, fino a ridurre tutto in crema. Ci vuole pazienza, forza e manualità, ma il pesto viene benissimo. Formaggio e sale si aggiungono a questo punto, e anche l’olio, che è l’ultimo ingrediente da aggiungere.

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I segreti della Regina

Ti dirò quel poco che si può sulla ricetta tradizionale del pesto alla genovese.

  1. La prima è non usare il basilico troppo piccolo, o non ti renderà granché. Però non sceglierlo neanche troppo grande, o saprà di menta. È proprio vero , il basilico ligure ha un altro sapore: a me dispiace, e so che sembriamo snob, ma è davvero così. Quindi tutti i poverini che fanno il pesto fuori dalla Liguria devono purtroppo mettersi l’anima in pace, e sapere che il loro non sarà proprio identico all’originale.
  2. La seconda cosa è che sono proibiti i pinoli cinesi: ci vogliono i pinoli nostrani, anche se sono carissimi (si dice sempre che i genovesi sono taccagni, ma per i pinoli facciamo un’eccezione); anche l’olio dev’essere extra-vergine, non di semi.
  3. La terza e ultima cosa riguarda il dibattito tra chi usa il mortaio e chi il frullino. Sempre il mortaio, dice la tradizione, ed il motivo è evidente: i sapori dei vari ingredienti, schiacciati a lungo dal pestello di ulivo contro il marmo del mortaio, si sprigionano al meglio. Io invece dico, quasi sempre, il frullino: usando alcuni indispensabili accorgimenti, il pesto viene benissimo e si risparmia molto tempo.

Un segreto indispensabile

Per avere un pesto bello verde e fare in modo che non diventi amaro bisogna stare attenti a non scaldarlo. Un’ottima tecnica è mettere in frigo il bicchiere del frullino con le lame montate e usarlo poi molto freddo. Inoltre, non bisogna mai e poi mai frullare il formaggio, altrimenti si cuoce. Quindi aggiungilo dopo.

Preparo molte altre versioni di pesto di verdure, o, ancora, di gambi. Sono ottime ricette anti spreco che consiglio vivamente. Ma nessuna mai sarà pesto genovese di basilico e pinoli, l’originale e unico must della cucina ligure.

 

Pesto alla genovese fatto in casa

Curiosità

Nella mia vita ho sentito di tutto: chi non digerisce l’aglio e lo elimina (e questo lo capisco, è il danno minore), chi vuole sostituire le noci ai pinoli (faccia pure, ma il sapore cambia) e chi invece vuole usare l’olio di semi o di oliva «per alleggerire il pesto»: l’olio extra vergine ligure non è pesante, non c’è necessità di alleggerirlo.
Una volta mi hanno detto di aggiungere al pesto uno zucchino bollito, perché «dà cremosità». Ma perché?, mi domando: il pesto è cremosissimo anche senza zucchino…

Ci sono poi quelli che, volendo risparmiare, cambiano tutto: sostituiscono i pinoli con quelli cinesi, non usano il parmigiano, ma solo il pecorino e adoperano un olio “leggero”. Fare il pesto è costoso, costa il basilico e costano tantissimo i pinoli. Facciamolo meno di frequente, ma facciamolo buono!

Con il pesto potrai condire ogni tipi di pasta secca, tradizionalmente le trenette, a cui potrai aggiungere una patata a pezzetti e un pugno di fagiolini baby, che cuoceranno insieme alla pasta. E potrai condire, in estate, la tua insalata di fagiolini, patate e pomodori.

Inoltre a Genova condiamo con il pesto gnocchi di patate, trenette avvantaggiate (pasta fresca integrale), trofie e lasagne. Le lasagne al piatto, quindi cotte e mangiate, si chiamano mandilli che in dialetto genovese sono i fazzoletti, e sono il piatto tradizionale dell’epifania.

Infine il pesto è squisito sul pane, sulla focaccia genovese, sui crackers e sulla focaccia secca: lo giuro!

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