Riflessioni di una cuoca quasi vegetariana
Nella mia casa in campagna, quando ero una bambina, abitava una famiglia che viveva con gli animali dell’aia e con le verdure dell’orto. Curavano la vigna e i campi. Accudivano i loro animali e li rispettavano, ma se li mangiavano eccome. I conigli, morbidissimi e appena nati, erano la passione mia e di mia sorella. Aprivamo le conigliere di nascosto per accarezzarli, e così facendo combinavamo spesso dei gran guai. Ogni tanto, però, gli stessi adorabili conigli finivano appesi a testa in giù, e quindi direttamente in tavola. Allora mi mettevo a piangere. Ora, tuttavia, penso che quel vivere contadino, così saggio, fosse molto consapevole di chi eravamo noi, e di cosa ci servisse davvero. Mangiare quel pollo o quel coniglio — vissuti a così stretto contatto con gli uomini che se ne cibavano — aveva senso. Nel mondo capovolto in cui viviamo oggi, al contrario, il coniglio senza zampe e senza testa del supermercato è del tutto privo di identità e di dignità. Pensiamoci tutti, rispettiamo l’ambiente e gli animali e mangiamone meno. E quando li mangiamo, almeno cuciniamoli bene.






